Recensione Ritorno all’Eden – Paco Roca

Ci sono autori che si leggono. E poi ci sono autori che si abitano. Per me, Paco Roca appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Recensione Ritorno all'Eden - Paco Roca

Ogni suo nuovo lavoro ha qualcosa di profondamente familiare, come se stessi tornando in un luogo che non è mai stato davvero mio, eppure mi accoglie ogni volta con la stessa, silenziosa intimità. Ritorno all’Eden è esattamente questo: un ritorno. Non solo per l’autore, ma anche per chi legge.

Tutto nasce da una fotografia. Un’immagine consumata, fragile, quasi insignificante agli occhi di chi non ne conosce il peso. Eppure, per Antonia, quella foto è tutto. È un appiglio, un frammento di identità, un piccolo varco attraverso cui il passato continua a respirare.

Roca costruisce la sua narrazione proprio attorno a questa immagine, trasformandola in un dispositivo emotivo potentissimo. Non è solo un ricordo: è un enigma. Perché quella foto è così importante? Cosa racconta davvero? E soprattutto, quanto di ciò che vediamo corrisponde a ciò che è stato?

Pagina dopo pagina, la risposta si scompone.

Attraverso una struttura frammentata, quasi circolare, entriamo nella vita della protagonista e della sua famiglia. Ogni capitolo è una lente diversa, un punto di vista che aggiunge profondità e contraddizione. Non esiste una verità unica, ma una stratificazione di vissuti, di percezioni, di silenzi.

Ed è proprio nei silenzi che Roca dà il meglio di sé.

La Spagna del dopoguerra, segnata dal franchismo, dalla miseria e da una rigidità sociale soffocante, non viene mai raccontata in modo didascalico. È sempre filtrata attraverso il quotidiano: piccoli gesti, rinunce, oggetti che assumono un valore sproporzionato. Una tazzina in più, un vestito, un pasto. Dettagli che diventano simboli di dignità, di sopravvivenza.

Ma ciò che mi ha colpito di più è il modo in cui viene raccontata la figura femminile.

Antonia non è un’eroina nel senso classico del termine. Non combatte, non si ribella apertamente. Eppure la sua storia è profondamente politica. Cresce in un contesto che non le lascia spazio, che la definisce prima ancora che possa scegliere chi essere. E così interiorizza limiti, paure, convinzioni che non le appartengono davvero, ma che diventano parte di lei.

Recensione Ritorno all'Eden - Paco Roca

C’è una tristezza sottile in tutto questo, ma mai disperazione. Perché Roca non giudica. Osserva. Accoglie.

E forse è proprio questa la sua forza più grande: la capacità di raccontare vite difficili senza mai trasformarle in tragedie assolute. C’è sempre una forma di tenerezza, anche nei momenti più duri. Una luce fragile, che non cancella il dolore ma lo rende comprensibile.

Dal punto di vista visivo, Ritorno all’Eden è di una bellezza disarmante.

Il tratto di Roca è essenziale, pulito, ma incredibilmente espressivo. Gli sguardi parlano più delle parole. I colori – caldi, polverosi, dominati da gialli e tonalità seppiate – avvolgono la narrazione in un’atmosfera sospesa, come se tutto fosse già memoria mentre lo stiamo leggendo.

E poi c’è il tempo.

Un tempo che non è lineare, ma emotivo. Si dilata, si contrae, si sovrappone. Passato e presente convivono, si contaminano, si confondono. Proprio come accade nei ricordi.

Perché in fondo è questo il cuore del libro: la memoria.

Quanto è affidabile ciò che ricordiamo?


Quanto c’è di reale, e quanto invece è stato modellato dal bisogno di dare un senso a ciò che abbiamo vissuto?

La fotografia, che dovrebbe essere una prova oggettiva, si rivela invece ambigua. Non mostra tutto. Non racconta il prima, né il dopo. E allora siamo noi – lettori, figli, esseri umani – a riempire quei vuoti.

Ritorno all’Eden non è solo una storia familiare. È una riflessione profonda su ciò che resta. Su come costruiamo la nostra identità a partire da frammenti, da racconti tramandati, da oggetti che diventano custodi di qualcosa che non possiamo più verificare.

E forse è proprio questo che mi ha lasciato alla fine della lettura: una sensazione di malinconia dolce, quasi necessaria.

Perché tutti, in fondo, abbiamo la nostra “fotografia”.
Qualcosa a cui torniamo, anche senza rendercene conto.
Qualcosa che ci ricorda chi siamo stati, o chi crediamo di essere stati.

E come Antonia, continuiamo a custodirla. Anche quando non sappiamo più se stiamo proteggendo un ricordo… o un’illusione.



Chi è Paco Roca?

Recensione Ritorno all'Eden - Paco Roca

Paco Roca, disegnatore realista che, a metà degli anni Novanta, si è fatto conoscere nel mercato spagnolo come un artista eclettico, capace di raccontare e disegnare diversi tipi di storie con la stessa intensità. Pubblica regolarmente per la rivista spagnola La Cúpula e ha realizzato diversi graphic novel: Gog, Il gioco lugubre, Figli della Alhambra e , con Tunué, Il Faro , Il Bivio, La casa, Le strade di sabbia, L’inverno del disegnatore, Memorie di un uomo in pigiama e, soprattutto, Rughe. Alcuni di questi sono stati tradotti anche in Francia.




Si ringrazia sentitamente la casa editrice per averci fornito la copia ARC per questa recensione

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *