Recensione I doni di Ananke – Sabrina Gabrielli

Recensione I doni di Ananke - Sabrina Gabrielli

Ci sono storie che intrattengono, storie che emozionano e poi ci sono quelle rare opere che riescono a fare qualcosa di ancora più prezioso: costringerti a fermarti e guardarti dentro. Sabrina Gabrielli, che ci aveva già conquistati con la sensibilità e la dolcezza di Colori invisibili, torna in libreria con I doni di Ananke, pubblicato da Tunuè, un’opera che appartiene senza alcun dubbio a questa categoria.  È uno di quei fumetti che si leggono con il cuore in gola e che continuano a vivere nella mente anche dopo aver chiuso l’ultima pagina, lasciando dietro di sé una scia di riflessioni che difficilmente si esauriscono nel giro di poche ore.

Fin dalle prime tavole si percepisce la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di speciale. Non semplicemente un fantasy, ma un racconto che utilizza gli strumenti del genere per parlare di ciò che più profondamente ci riguarda come esseri umani: il desiderio di scegliere, la paura di sbagliare, il peso delle aspettative e la ricerca ostinata della propria identità.

Nel mondo immaginato da Sabrina Gabrielli, la dea Ananke governa il destino di ogni individuo attraverso quattro Oracoli. Essi decidono chi amerai, quale sarà il tuo cammino, quali legami definiranno la tua esistenza e persino il momento della tua morte. Un sistema apparentemente perfetto, costruito sulla certezza assoluta e sulla fede cieca. Eppure, sotto questa superficie ordinata, si nasconde una crepa destinata ad allargarsi sempre di più.

È da quella crepa che emergono i protagonisti della storia.

Recensione I doni di Ananke - Sabrina Gabrielli

Vanni, Nino, Alma, Elvira e Nilde sono personaggi profondamente diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa sofferenza: vivere in un mondo dove il libero arbitrio sembra non avere alcun valore. Ognuno porta sulle spalle ferite differenti, rimpianti, paure e desideri che il destino imposto da Ananke non riesce a cancellare. E proprio qui risiede uno degli aspetti più affascinanti dell’opera.

Gabrielli non costruisce eroi destinati a salvare il mondo. Costruisce esseri umani.

Personaggi fragili, imperfetti, spesso smarriti, che cercano disperatamente un significato alla propria esistenza. È impossibile non affezionarsi a loro. Impossibile non soffrire per le loro perdite, non comprendere i loro dubbi e non sperare che riescano a conquistare quella libertà che sembra continuamente sfuggire dalle loro mani.

Tra tutti, è difficile non rimanere colpiti dalla figura di Nino. Intrappolato in una condizione che lo priva della possibilità di crescere, il suo percorso diventa una delle rappresentazioni più dolorose della perdita e della solitudine. Ma ogni personaggio contribuisce a costruire un mosaico emotivo straordinariamente ricco, nel quale ogni tessera trova il proprio posto soltanto quando la storia decide di rivelare il quadro completo.

Ed è proprio la struttura narrativa uno degli elementi che rendono I doni di Ananke così coinvolgente.

L’autrice intreccia passato e presente con grande naturalezza, costruendo un racconto che procede per frammenti, ricordi e rivelazioni. All’inizio si ha quasi la sensazione di camminare in una nebbia fitta, dove molti dettagli sembrano sfuggire alla comprensione. Ma è una scelta voluta e incredibilmente efficace. L’autrice si fida del lettore e lo invita a raccogliere gli indizi disseminati lungo il percorso.

Pagina dopo pagina, i tasselli iniziano a combaciare.

E quando finalmente il disegno complessivo si manifesta davanti ai nostri occhi, la soddisfazione è immensa.

Quello che colpisce maggiormente è come il fantasy diventi soltanto il punto di partenza per affrontare temi universali. La memoria assume un ruolo centrale, così come il senso di colpa, l’elaborazione del dolore e il peso delle aspettative familiari. Ma soprattutto, I doni di Ananke parla della libertà di essere sé stessi.


Quanto siamo davvero liberi?

Quanto delle nostre scelte nasce dalla nostra volontà e quanto invece è il risultato di ciò che gli altri si aspettano da noi?

Recensione I doni di Ananke - Sabrina Gabrielli

Sono interrogativi che attraversano l’intero volume e che assumono una forza sorprendente proprio perché non vengono mai trasformati in facili risposte. Gabrielli non predica, non giudica e non cerca scorciatoie narrative. Preferisce accompagnare il lettore lungo un percorso di scoperta, lasciandogli il compito di confrontarsi con i propri dubbi.

Ad amplificare tutto questo troviamo un comparto grafico semplicemente meraviglioso.

Lo stile dell’autrice possiede una delicatezza rara. Ogni tavola appare curata con estrema sensibilità, capace di evocare emozioni attraverso dettagli apparentemente minimi. I personaggi comunicano moltissimo con gli sguardi, i silenzi e le espressioni, mentre gli ambienti contribuiscono a rendere il mondo di Ananke vivo, credibile e profondamente immersivo.

La gestione dei colori è forse uno degli aspetti più affascinanti dell’intero volume. Le tonalità cambiano insieme alle emozioni, accompagnano i momenti più intimi e amplificano quelli più drammatici. Nulla appare casuale. Ogni scelta cromatica contribuisce a costruire l’identità di un universo che riesce a essere contemporaneamente fiabesco, malinconico e profondamente umano.

Anche il worldbuilding merita una menzione speciale. Pur senza cadere nell’eccesso di spiegazioni, Gabrielli riesce a delineare una mitologia ricca e affascinante, fatta di rituali, simboli, tradizioni e credenze che donano spessore al racconto. La dea Ananke e gli Oracoli non rappresentano soltanto elementi narrativi, ma diventano il simbolo di tutte quelle strutture che, nella vita reale, tentano di definire chi dovremmo essere.

Ed è forse questo il motivo per cui la storia riesce a colpire così nel profondo.

Perché, dietro la magia, dietro i templi, le profezie e gli Oracoli, si nasconde qualcosa che appartiene a ciascuno di noi.

La paura di non poter scegliere.

La paura di non essere abbastanza.

La paura di vivere una vita già scritta da qualcun altro.

I doni di Ananke è una lettura che emoziona, commuove e fa riflettere. Un fantasy delicato e potente, capace di intrecciare meraviglia e introspezione con una naturalezza disarmante. Sabrina Gabrielli realizza un’opera matura, ambiziosa e profondamente sincera, che dimostra ancora una volta la sua straordinaria sensibilità come autrice.

Se amate le storie che sanno parlare al cuore prima ancora che alla mente, se cercate personaggi memorabili e mondi fantastici che abbiano qualcosa di autentico da raccontare, questo volume merita assolutamente un posto nella vostra libreria.

Perché alla fine, quando arriverete all’ultima pagina, la vera domanda non sarà cosa accadrà ai protagonisti.

La vera domanda sarà quanto del loro viaggio parla anche di voi.




Chi è Sabrina Gabrielli? 

Sabrina Gabrielli è un’illustratrice, designer e poster artist di livello internazionale. Dopo una carriera iniziale come product designer ha deciso di seguire la sua passione più grande, l’illustrazione. Espone in diverse location nazionali e internazionali tra cui il Flatstock di Barcellona e il Reeperbahn Festival di Amburgo.



Si ringrazia sentitamente la casa editrice per averci fornito la copia ARC per questa recensione.

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