Recensione Salem 1692 – Alessandro Primerano, Luca Comincioli e Matteo Rubboli

Recensione Salem 1692

Ci sono storie che non smettono mai di parlare, anche quando crediamo di conoscerle già. Salem è una di queste. Ma Salem 1692 sceglie di non raccontarla dal centro del rogo, bensì da una zona ancora più scomoda: dall’ombra. Dalla voce spezzata di chi è sopravvissuto pagando un prezzo incalcolabile.

Leggere questo fumetto significa entrare nella mente di Tituba, una donna schiava, straniera, fragile agli occhi di una comunità che aveva bisogno di un capro espiatorio. Non un’eroina, non una martire nel senso classico, ma una figura profondamente umana, contraddittoria, lacerata. Ed è proprio questa scelta che rende la narrazione così potente. Perché Salem 1692 non cerca assoluzioni facili né colpevoli monolitici: ci costringe invece a restare dentro il disagio, dentro la paura, dentro quella zona grigia in cui la sopravvivenza può trasformarsi in colpa.

La storia si muove come un flusso di coscienza, a tratti onirico, a tratti soffocante, in cui passato storico e tormento interiore si intrecciano senza mai separarsi davvero. Tituba racconta, ricorda, si accusa, si interroga. E mentre lo fa, il lettore è chiamato a chiedersi quanto sia sottile il confine tra verità e menzogna quando il mondo intorno a te è già pronto a bruciarti viva. Non per ciò che hai fatto, ma per ciò che rappresenti.

Quello che mi ha colpito profondamente è quanto questa storia, ambientata nel 1692, risuoni in modo terribilmente contemporaneo. La caccia alle streghe non è solo un evento storico: è un meccanismo. È la paura che diventa legge, il sospetto che si trasforma in giustizia sommaria, la collettività che trova conforto solo nel sacrificio di qualcuno più debole. E questo titolo ha il coraggio di mostrarci tutto questo senza filtri, senza edulcorare, senza rassicurare.

I disegni giocano un ruolo fondamentale in questa immersione emotiva. Le tavole sono cupe, dense, attraversate da colori che sembrano impregnati di cenere e senso di colpa. Ogni espressione, ogni ombra, amplifica il clima di paranoia e oppressione, rendendo Salem una prigione mentale prima ancora che fisica. Non c’è spazio per il respiro, e quando c’è, è solo apparente. È una scelta estetica che funziona perfettamente, perché non cerca mai il bello fine a se stesso, ma il vero, il disturbante, l’umano.

Ho apprezzato molto anche l’attenzione al contesto storico, che non rimane sullo sfondo ma sostiene la narrazione, dandole peso e credibilità. Gli approfondimenti finali e i contenuti extra non sono un semplice corollario, ma un invito ad andare oltre la lettura, a capire, a studiare, a non dimenticare. Ed è qui che emerge con forza il lavoro editoriale di Cityland Comix: una casa editrice che non si limita a pubblicare storie, ma sceglie di farlo con consapevolezza, cura e rispetto per i temi che tratta.

Salem 1692 non è una lettura comoda. È una lettura necessaria. È un fumetto che fa male nei punti giusti, che non cerca l’intrattenimento fine a se stesso, ma la riflessione, la memoria, la responsabilità. Ed è proprio per questo che sento il bisogno di consigliarlo, di parlarne, di spingere più persone possibile a scoprire non solo questo volume, ma anche il lavoro di una realtà editoriale che dimostra quanto il fumetto possa essere ancora uno strumento potente per raccontare la storia, interrogare il presente e dare voce a chi, per secoli, è stato messo a tacere.




Perché alcune fiamme non si sono mai spente davvero. E ricordarlo è il primo passo per non alimentarle di nuovo.








Si ringrazia sentitamente la casa editrice per averci fornito la copia ARC per questa recensione

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