Recensione Resident Evil, L’incidente di Raccon City

Ci sono saghe videoludiche che, con il passare degli anni, finiscono per diventare qualcosa di molto più grande dei videogiochi dai quali sono nate. Resident Evil è sicuramente una di queste. È una serie che ha attraversato generazioni, cambiato più volte pelle, diviso i giocatori, sperimentato strade diverse e continuato a costruire, capitolo dopo capitolo, un immaginario riconoscibile al primo sguardo. Ma prima delle mutazioni, delle organizzazioni criminali, delle armi biologiche sempre più folli e delle minacce capaci di mettere in pericolo il mondo intero, c’era una città. C’era Raccoon City. Ed è proprio lì che Resident Evil – L’incidente di Raccoon City, pubblicato da Tora Edizioni, decide di riportarci.

Ho sempre avuto un rapporto particolare con Resident Evil. Non è semplicemente una saga che mi piace: è una di quelle serie che hanno contribuito a costruire il mio immaginario horror e che, nel corso degli anni, ho continuato a seguire proprio perché dietro gli zombie, i mostri e le situazioni apparentemente assurde c’è un universo narrativo molto più stratificato di quanto potrebbe sembrare a un osservatore esterno. Per questo, quando ho avuto tra le mani questo volume, sono stato immediatamente curioso di capire quale sarebbe stato il suo approccio. E devo dire che l’ho trovato particolarmente interessante.

Partiamo innanzitutto da una cosa importante: Resident Evil – L’incidente di Raccoon City non è un fumetto e non vuole esserlo. Non siamo davanti a una nuova storia ambientata nell’universo Capcom e nemmeno a un semplice artbook pieno di immagini. Il volume si presenta piuttosto come un dossier, una sorta di viaggio ragionato attraverso gli eventi che hanno segnato Raccoon City e i primi anni della saga, alternando informazioni, approfondimenti, personaggi, ambientazioni e avvenimenti per ricostruire quella che potremmo definire la genesi dell’incubo.

Recensione Resident Evil, L'incidente di Raccon City

Ed è proprio questa impostazione a rendere la lettura particolarmente piacevole, soprattutto per chi, come me, ha passato parecchio tempo a esplorare quei corridoi bui, risolvere enigmi, raccogliere documenti e cercare di capire cosa diavolo stesse succedendo alla Umbrella Corporation.

Il cuore del volume è infatti la Raccoon City che abbiamo imparato a conoscere attraverso i primi capitoli della serie. Una città che, prima di trasformarsi nel teatro di uno dei più celebri disastri della storia del survival horror, era un luogo apparentemente normale. Poi arrivano l’Umbrella, l’Arklay Mansion, gli esperimenti, il T-Virus, gli S.T.A.R.S., la stazione di polizia e tutto quello che, progressivamente, trasforma una città americana qualunque in uno degli scenari più iconici dell’horror videoludico.

La cosa che ho apprezzato maggiormente è che il volume non si limita a ripercorrere gli eventi come se stessimo semplicemente leggendo il riassunto di un videogioco. L’intento sembra essere quello di fermarsi sui singoli elementi e osservarli da più vicino. I personaggi, le ambientazioni, le organizzazioni, gli avvenimenti e soprattutto i collegamenti tra loro diventano tasselli di una storia più grande. Ed è proprio quando si torna alle origini che ci si rende conto di quanto materiale fosse già presente nei primi giochi.


Perché, diciamocelo, Resident Evil può facilmente sembrare una saga di serie B. Anzi, per certi versi lo è e credo che sia anche parte del suo enorme fascino. Zombie, mostri giganti, laboratori segreti, scienziati pazzi, compagnie farmaceutiche che conducono esperimenti disumani, virus capaci di trasformare le persone in creature aberranti: sulla carta sembra tutto il catalogo dell’horror più esagerato. Eppure, proprio sotto questa superficie apparentemente esagerata, Capcom ha costruito nel tempo una mitologia sorprendentemente ricca.

Questo volume prova a mettere in evidenza proprio questo aspetto. Dietro l’orrore c’è un sistema fatto di ricerca scientifica, interessi economici, potere, ambizione e soprattutto di persone disposte a superare qualsiasi limite pur di ottenere ciò che vogliono. L’Umbrella non è soltanto il “cattivo” della situazione: è uno degli elementi che permettono di comprendere come l’intero disastro di Raccoon City sia potuto accadere. E tornare a osservare questi meccanismi, soprattutto con gli occhi di chi conosce già la saga, permette di riscoprire dettagli che magari avevamo dato per scontati.



C’è poi la componente nostalgica, che secondo me rappresenta una parte fondamentale dell’esperienza. Leggere di Raccoon City significa inevitabilmente tornare con la memoria a quelle prime partite in cui ogni porta poteva nascondere qualcosa, ogni rumore poteva significare che uno zombie stava per comparire e ogni proiettile diventava improvvisamente prezioso. Significa ricordare l’ansia di attraversare un corridoio, la paura di entrare in una stanza senza sapere cosa ci aspettasse e quella sensazione meravigliosa e terribile di non essere mai completamente al sicuro.

E forse è proprio qui che L’incidente di Raccoon City riesce a fare una cosa che apprezzo particolarmente nei libri dedicati ai videogiochi: non limitarsi a raccontare ciò che abbiamo giocato, ma provare a ricordarci perché quelle esperienze hanno funzionato così bene.

Recensione Resident Evil, L'incidente di Raccon City

Il volume dedica naturalmente spazio ai protagonisti e alle figure che hanno contribuito a rendere Resident Evil quello che è. Chris Redfield, Jill Valentine, Leon S. Kennedy, Claire Redfield e gli altri personaggi non sono soltanto nomi legati a determinati capitoli, ma rappresentano anche il modo attraverso cui il giocatore ha attraversato e conosciuto Raccoon City. Ognuno porta con sé una prospettiva diversa sull’incidente e sul mondo che lo circonda, e ritrovarli all’interno di questo percorso permette di apprezzarne nuovamente il ruolo all’interno della saga.

Ma se c’è un elemento che mi ha conquistato particolarmente è la cura con cui il volume prova a ricreare l’atmosfera di quei primi Resident Evil. La parte grafica non è semplicemente decorativa: contribuisce a dare al libro l’aspetto di qualcosa che sembra appartenere direttamente all’universo della saga. Documenti, immagini, schede, ambientazioni e approfondimenti costruiscono una lettura che, più che limitarsi a raccontare Raccoon City, sembra quasi volerci riportare al suo interno.

Ed è una scelta che trovo azzeccata, perché Resident Evil è una saga nella quale l’atmosfera conta tantissimo. Non sono soltanto le creature a fare paura. Sono gli spazi, i silenzi, i corridoi, gli ambienti abbandonati, le porte chiuse, i documenti lasciati in giro e quella sensazione costante che dietro ciò che vediamo ci sia qualcosa che ancora non conosciamo. Il volume riesce a giocare proprio con questo immaginario e a trasformarlo in un oggetto che si presta tanto alla lettura quanto alla consultazione.

E qui arriviamo forse al motivo principale per cui penso che questo titolo meriti di essere scoperto, soprattutto da chi ama la saga ma magari non ha mai avuto modo di approfondirne davvero la storia. Questo titolo non pretende di sostituire i videogiochi. Al contrario, secondo me funziona proprio perché ci spinge a tornarci sopra con occhi diversi. È un accompagnamento, un approfondimento e, in parte, anche un viaggio nella memoria.

La sua uscita, inoltre, arriva in un momento particolarmente interessante, visto il ritorno di Resident Evil sul grande schermo. Personalmente ho adorato il film e lo consiglio senza esitazioni, e trovare contemporaneamente sugli scaffali un volume che torna alle origini della saga mi è sembrata una coincidenza quasi perfetta. Perché mentre il cinema prova nuovamente a confrontarsi con l’immaginario di Resident Evil, questo libro ci riporta proprio là dove tutto è cominciato, quando l’orrore aveva ancora una scala più raccolta, più claustrofobica e, per certi versi, ancora più inquietante.


Ed è forse questa la cosa che mi è mancata un po’ negli anni: quella sensazione che Resident Evil fosse soprattutto una storia di luoghi. La villa. La stazione di polizia. Il laboratorio. Le strade deserte di Raccoon City. Posti che sono diventati iconici quanto i personaggi stessi. Questo volume sembra voler restituire proprio importanza a questi elementi, ricordandoci che l’incubo non nasce soltanto dai mostri che incontriamo, ma dal mondo che li ha generati.

Per chi conosce bene la saga, quindi, questo è un volume pieno di occasioni per fermarsi, ricordare e magari scoprire qualche collegamento che era sfuggito durante le proprie partite. Per chi invece si è avvicinato più recentemente a Resident Evil, può rappresentare un modo interessante per comprendere le fondamenta sulle quali è stato costruito tutto il resto.


E c’è anche un altro aspetto che voglio sottolineare: vedere realtà editoriali più piccole come Tora Edizioni investire in titoli di questo tipo mi fa piacere. Perché in mezzo alle grandi pubblicazioni e ai nomi più conosciuti, esiste uno spazio importante anche per quei volumi destinati soprattutto agli appassionati, a chi vuole andare oltre il semplice “mi piace questo videogioco” e desidera conoscere, approfondire e conservare un pezzo di quell’universo che lo ha accompagnato per anni.

Resident Evil – L’incidente di Raccoon City è, in definitiva, un omaggio ragionato alle origini del survival horror e a una delle città più importanti della storia videoludica. Un volume che prende l’incidente di Raccoon City e lo trasforma in un’occasione per rileggere personaggi, luoghi, eventi e dinamiche che hanno contribuito a costruire una delle saghe horror più amate di sempre.

E forse, alla fine, è proprio questo il suo pregio più grande: ricordarci che dietro ogni zombie, ogni creatura e ogni laboratorio segreto c’è una storia. Una storia fatta di ambizione, errori, esperimenti, tradimenti e persone che si sono ritrovate a combattere per sopravvivere alle conseguenze delle scelte di qualcun altro.

Per me è stato un piacevole ritorno a Raccoon City. Uno di quei viaggi nei quali conosci già la strada, sai dove stai andando e sai anche, più o meno, cosa ti aspetta dietro quella porta. Eppure, quando la apri, una parte di te spera ancora che questa volta non ci sia niente dall’altra parte.

Ovviamente ci sarà uno zombie.


E probabilmente è proprio per questo che continuiamo ad amare Resident Evil.

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