Recensione Zheng-He – Alberto Brunati,Luca Comincioli e Matteo Rubboli

Recensione Zheng-He - Alberto Brunati,Luca Comincioli e Matteo Rubboli

Ci sono graphic novel che raccontano la Storia, e poi ce ne sono altri che riescono a farla respirare, a renderla carne, ferita, memoria. Zheng He, nuovo volume della collana storica di Cityland Comix realizzata in collaborazione con Vanilla Magazine, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di non trovarmi davanti a una semplice biografia a fumetti, ma a un viaggio emotivo e interiore che usa la Storia come bussola per parlare di qualcosa di universale: l’identità, il potere e il bisogno disperato di libertà.

Zheng He nasce Ma He. Un nome, una vita, una libertà che gli vengono strappati in tenerissima età. Catturato, ridotto in schiavitù, reso eunuco e spedito alla corte imperiale, il suo corpo diventa subito terreno di conquista del potere. È qui che la narrazione colpisce più forte: prima ancora delle grandi imprese, prima delle flotte leggendarie, c’è un bambino a cui è stato tolto tutto.

Ed è impossibile non portarsi dietro questa ferita per tutta la lettura.

Alla corte dei Ming Ma He cresce accanto al principe Zhu Di, futuro imperatore Yongle. Un legame che segnerà il suo destino e che lo porterà, sotto il nuovo nome di Zheng He, a diventare condottiero, ambasciatore e simbolo della potenza cinese. Le sue navi solcano gli oceani con una maestosità quasi mitologica, raggiungendo l’Asia più remota e perfino le coste africane, molto prima delle grandi esplorazioni occidentali.

Eppure, mentre la Storia lo trasforma in leggenda, il fumetto non smette mai di ricordarci l’uomo.

La struttura frammentata, non cronologica, rende il racconto ancora più potente: come se stessimo attraversando la memoria stessa di Zheng He, fatta di immagini, emozioni, paure e silenzi. Ogni trionfo è accompagnato da una domanda che resta sospesa tra le onde: sono davvero libero, o sto solo servendo un altro padrone?

Il tema della libertà attraversa ogni pagina. Libertà fisica, certo, ma soprattutto libertà identitaria. Perché cosa resta di noi quando il nostro nome viene cancellato? Quando il nostro corpo viene trasformato in strumento del potere? Quando la nostra grandezza serve un impero, ma non appartiene mai davvero a noi stessi?

Visivamente il lavoro di Sciospen è magnifico. Le tavole sono intense, evocative, spesso oniriche. Il mare diventa un personaggio vero e proprio: spazio di fuga, di speranza, ma anche di solitudine e destino. Le flotte imperiali sono imponenti, quasi sacre, e allo stesso tempo opprimenti nella loro grandezza.

Si percepisce in ogni pagina la cura e l’amore per il progetto, quella passione che solo le realtà editoriali più piccole riescono spesso a trasmettere con tanta sincerità. Cityland Comix, con questa trilogia storica realizzata insieme a Vanilla Magazine, dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale il lavoro degli editori indipendenti: portare alla luce storie dimenticate, culture lontane, prospettive che raramente trovano spazio nel fumetto mainstream.

Zheng He non è solo il racconto di un grande esploratore.
È il racconto di un uomo spezzato che attraversa il mondo cercando, forse senza mai trovarla del tutto, una forma di libertà.

Ho chiuso questo volume con un senso di malinconia profonda, ma anche con gratitudine: per aver scoperto una figura storica straordinaria e per aver letto un’opera che riesce a unire divulgazione, poesia e riflessione umana.









Si ringrazia sentitamente la casa editrice per averci fornito la copia ARC per questa recensione

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