Ci sono letture che riescono a sorprenderti non tanto per la complessità della loro storia, quanto per il modo in cui riescono ad arrivarti al cuore. Angelica e il Principe Orso di Trung Le Nguyen è una di queste. A prima vista potrebbe sembrare una delicata fiaba illustrata, una storia pensata principalmente per un pubblico giovane, complice il titolo, l’estetica morbida e quei personaggi che sembrano usciti dalle pagine di un libro di racconti. Eppure, dietro questa veste così graziosa e apparentemente leggera, si nasconde un racconto emotivamente intenso, capace di affrontare con grande sensibilità tematiche come il lutto, la nostalgia, la solitudine e il peso delle aspettative, senza mai perdere quella delicatezza che ne caratterizza l’intera narrazione.
La protagonista, Angelica, è una ragazza abituata a riempire le proprie giornate di impegni, responsabilità e attività, cercando continuamente di essere all’altezza delle aspettative di chi le sta intorno. Essere brava a scuola, partecipare alle attività extrascolastiche, non deludere nessuno: sembra quasi che il suo valore debba necessariamente passare attraverso tutto quello che riesce a fare. Ma quando il peso di ogni cosa diventa insostenibile, il burnout la costringe a fermarsi e a guardare diversamente la propria quotidianità. Non è semplice riconoscere di aver bisogno di una pausa, soprattutto quando si è abituati a pensare di dover sempre dimostrare qualcosa.
E forse è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente: la storia non banalizza il suo malessere, ma gli concede spazio, tempo e soprattutto comprensione. Il percorso di Angelica si intreccia con quello degli altri personaggi, dando vita a un racconto corale nel quale ciascuno porta con sé una ferita, una mancanza o qualcosa che fatica a esprimere. Il lutto, in particolare, attraversa la narrazione in forme differenti, mostrando quanto il dolore possa essere personale e quanto sia difficile imparare a convivere con l’assenza di qualcuno che abbiamo amato. Ci sono ricordi che non scompaiono, affetti che continuano ad accompagnarci e nostalgie che riaffiorano anche quando pensiamo di aver imparato a gestirle. In questo senso ho trovato particolarmente bella la sensibilità con cui Trung Le Nguyen racconta le relazioni familiari e intergenerazionali, ricordandoci quanto sia importante comunicare, ascoltarsi e concedersi la possibilità di essere fragili davanti agli altri.

A rendere ancora più suggestivo questo percorso è la componente fiabesca, ispirata alla tradizione norvegese di A est del sole e a ovest della luna. Il teatro, la rappresentazione del Principe Orso e la figura di Corso diventano molto più di una semplice cornice narrativa: il fantastico si inserisce nella quotidianità dei protagonisti, accompagnandone le emozioni e diventando una sorta di rifugio, un luogo in cui trovare conforto e nuove possibilità. È un intreccio delicato, che riesce a parlare di crescita, amicizia e affetto senza rinunciare alla magia e allo stupore tipici delle fiabe.
Ma se c’è qualcosa che questa lettura mi ha lasciato, è soprattutto la sua capacità di rincuorarmi. L’ho trovato un volume dolce, confortante e incredibilmente delicato, una di quelle storie che sembrano stringerti in un abbraccio e ricordarti che non devi necessariamente avere tutto sotto controllo, che fermarsi non significa fallire e che anche nei momenti più difficili possiamo trovare qualcuno disposto ad ascoltarci. Pur essendo una lettura pensata per un pubblico più giovane, mi ha colpito profondamente e, per certi versi, mi ha fatto pensare a quanto sarebbe stato bello incontrare una storia del genere durante la mia adolescenza. Forse, allora, avrei trovato tra queste pagine un po’ di quell’appoggio e di quel conforto che a volte è difficile chiedere o persino riconoscere di desiderare. Ed è proprio questo, secondo me, uno dei meriti più belli dell’opera: riuscire a parlare ai lettori in momenti diversi della loro vita, offrendo a ciascuno una possibilità di riconoscersi e sentirsi accolto.
Anche il comparto artistico merita una menzione speciale. Le tavole di Trung Le Nguyen sono esteticamente splendide, ricche di dettagli e caratterizzate da un tratto morbido ed espressivo, capace di dare ai personaggi una personalità immediatamente riconoscibile. I colori, vivaci ma al tempo stesso armoniosi, accompagnano perfettamente le atmosfere della storia, passando dalla suggestione fiabesca dei paesaggi invernali al calore degli ambienti più intimi e familiari. È un lavoro visivo di grande eleganza, che rende il volume un piccolo gioiello anche dal punto di vista editoriale.
Angelica e il Principe Orso è dunque molto più di una graziosa fiaba illustrata. È una storia che sa essere emotivamente forte senza diventare pesante, che affronta argomenti complessi senza perdere la propria dolcezza e che riesce a trasmettere una sensazione di sicurezza e accoglienza davvero preziosa. Una lettura che coccola, fa riflettere e, soprattutto, ricorda quanto possa essere importante sentirsi compresi. A volte abbiamo semplicemente bisogno di una storia capace di farci sentire un po’ meno soli. E questa, con la sua straordinaria delicatezza, ci riesce benissimo.
Chi è Trung Le Nguyen?

Trung Le Nguyen è un fumettista e scrittore vietnamita-americano, nato in un campo profughi nelle Filippine. Magic Fish. Le storie del pesce magico – il suo straordinario debutto come autore unico – ha vinto due Harvey Awards ed è stato nominato come libro dell’anno da New York Public Library, Kirkus Reviews, Booklist, Publishers Weekly. Trung ha anche collaborato con alcune delle maggiori case editrici americane come: DC Comics, Oni Press, Boom! Studios e Image Comics.
Si ringrazia sentitamente la casa editrice per averci fornito la copia ARC per questa recensione.